Nove Regioni chiedono l’autonomia differenziata, ma cosa è?

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Il dossier sull’autonomia regionale sembra non dare tregua al governo.
Dopo le continue fumate nere dello scorso 3 luglio ed 8 luglio, si continua a trattare.

Il vertice a Palazzo Chigi del 3 luglio, si è concluso dopo oltre tre ore, con un nuovo rinvio.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, si sono ritrovati, infatti, ieri pomeriggio 8 luglio, insieme al ministro per gli Affari regionali, Erika Stefani, al ministro per il Sud, Barbara Lezzi, e ai due sottosegretari Giancarlo Giorgetti e Stefano Buffagni per trattare il tema più spinoso: l’istruzione. Un ulteriore vertice è convocato per domani mattina alle 8.30.

Quello dell’autonomia, è un tema che fa traballare la stabilità del governo e sul quale non si riesce ancora a stendere un testo definitivo, motivo per il quale l’approdo in Parlamento sembra ancora tanto lontano.

Ma di cosa si tratta nello specifico?

Nove Regioni hanno avanzato la richiesta di maggiore autonomia, tra queste: Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia, Liguria, Marche, Umbria, Campania e Toscana.

In Lombardia e Veneto si è svolto un referendum nel 2017 che ha confermato la richiesta, con Piemonte ed Emilia-Romagna si è giunti direttamente all’intesa tra governo e Regioni.

L’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario, è resa possibile dall’articolo 116 della Costituzione dopo la modifica avvenuta con la riforma costituzionale del Titolo V approvata nel 2001.

L’ Art. 116 Costituzione al III comma dichiara: “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”.
 

Nell’Art.116, inoltre,  al comma I e II vengono riconosciute le Regioni a statuto speciale, è possibile infatti “attribuire forme e condizioni di autonomia alle Regioni a statuto ordinario consentendo alle stesse di dotarsi di poteri diversi dalle altre”.

L’Art. 117 al comma III attribuisce alla competenza legislativa concorrente determinate materie nelle quali possono essere riconosciute forme ulteriori di autonomia, tra le quali: rapporti delle Regioni sia internazionali che con l’Unione europea; sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; commercio con l’estero;  tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.
Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

L’Art. 117 al comma II, prevede le materie esclusive dello stato quali: organizzazione della giustizia, norme generali sull’istruzione tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Nonostante il clima estremamente teso, la partita è ancora tutta da giocare, ma il gioco non sembra essere facile.

Fonti vicine ai due principali partiti, infatti, dichiarano che il M5S non è d’accordo sul “costo medio” che è uno dei temi centrali nella partita autonomie, ma nemmeno sulla Valutazione ambientale strategica, su Sovraintendenze, Autostrade, Ferrovie, Porti e Scuole.

Come ha dichiarato lo stesso Di Maio, al termine del secondo vertice a Palazzo Chigi, “C’è ancora molto da fare”.

Sulla parte finanziaria, dove nel vertice della settimana scorsa sembrava essere stata raggiunta un’intesa, in realtà alcuni nodi sarebbero ancora da sbrogliare.
È il nodo istruzione però che sta minando la pace tra i due vicepremier.

Nel corso del secondo vertice, infatti, è stato affrontato l’articolo 12 dello schema della riforma, dedicato all’assunzione diretta dei docenti e ai concorsi regionali. Punto, quest’ultimo, che non vede d’accordo il M5S, in quanto il rischio è di recare danno alle Regioni istituendo scuole di serie A, B e C con la possibilità di incappare inoltre nell’incostituzionalità della norma.

Potrebbero passare alle Regioni, oltre alle risorse, anche le decisioni sui piani di studio, i programmi, gli orari, il contratto di lavoro del personale potrebbe diventare regionale, insieme al reclutamento dei dirigenti. Si tratta ora di trovare un giusto equilibrio tra l’esigenza di inserire l’istruzione nelle funzioni che le Regioni hanno richiesto di gestire autonomamente, e il dettato costituzionale che tutela lo spirito unitario.

L’obiettivo della Lega è quello di accelerare i lavori per far sì che i disegni di legge non subiscano forti rallentamenti con la sessione di bilancio, i disegni di legge sull’autonomia, infatti, uno per ciascuna regione, dovranno poi passare all’esame del Parlamento, che potrà emendarli.

Per l’approvazione in Aula tra l’altro è richiesta la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto.

Sarà certamente un lavoro lungo e complicato.

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