Atti giudiziari: a piccoli passi verso la liberalizzazione

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Nel 2017 è stato abolito l’Art. 4 che riconosceva a Poste Italiane l’esclusiva sulla fornitura del servizio di notifica degli atti giudiziari, ad oggi sono quindi trascorsi più di due anni da questa disposizione di Legge ma siamo ancora nella condizione in cui nessun operatore privato è riuscito ad effettuare una singola notifica.
Si è quindi configurata una situazione di stallo inutile ed imbarazzante per l’intero Paese dal momento che, nonostante sia stata abolita l’ultima riserva di legge nazionale in ambito postale, che ha consentito all’Italia di uniformarsi agli altri Paesi Europei per quanto riguarda i procedimenti di notificazione, ad oggi nessun operatore privato ha potuto svolgere servizi di notifica, pur avendo legittimamente conseguito l’opportuna licenza speciale rilasciata dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Nei primi mesi del 2019 il Ministero, in attuazione di quanto previsto dalla Normativa del 2017, dal conseguente regolamento pubblicato dall’Autorità AGCOM a febbraio del 2018, dal Decreto Ministeriale di attuazione firmato a luglio dello stesso Anno e pubblicato in Gazzetta Ufficiale soltanto a settembre, ha infatti iniziato a rilasciare le licenze speciali agli operatori postali privati e ad oggi si contano già 3 licenze nazionali e 8 regionali.
Prestando attenzione agli anni impiegati per liberalizzare normativamente questo specifico mercato postale, il rilascio delle licenze da parte del Ministero, che è stato anche incaricato di verificare la sussistenza di vincoli  amministrativi e societari di ogni azienda richiedente, ha scatenato l’interesse delle stazioni appaltanti che hanno mostrato un grande interesse verso la liberalizzazione del mercato degli AG, ma la speranza di poter iniziare ad usufruire dei servizi degli operatori alternativi è, ancora oggi, disattesa.
Manca infatti un ultimo tassello per concludere l’iter della liberalizzazione di questo mercato, de facto: ancora in regime di monopolio: la formazione del personale.
Gli obblighi di formazione, a carico degli operatori titolare della licenza speciale, sono stati delegati al Ministero di Grazia e Giustizia come si evince dall’allegato A al regolamento predisposto dall’Autorità AGCOM (Delibera AgCom n.77/18/CONS); a questa delega il Ministero di Grazia e Giustizia ha dato esecutività solamente il 12 marzo 2019, dopo un ulteriore anno ed un mese tempo, emanando delle linee guida giudicate dagli operatori privati incomplete ed assolutamente poco chiare (mancano infatti le date degli esami che il personale dovrà sostenere per ottenere l’abilitazione).
Quasi a non bastare, si aggiunge un ulteriore ostacolo, forse il più complesso da superare per concludere le attività formative, ovvero, il coinvolgimento degli Uffici UNEP nel processo di formazione.
Le linee guida prevedono infatti il coinvolgimento di ufficiali giudiziari nella fase di formazione, 6 ore in affiancamento: nella pratica funzionari UNEP dovrebbero portarsi in affiancamento tre postini da formare, per un totale di sei ore.
Gli ufficiali giudiziari, in fase di organizzazione sin dal 2011, hanno prontamente rifiutato di partecipare a tali sessioni di formazione e tutto questo ha comportato l’imbarazzante, quanto controproducente fase di stallo attuale, per tutti quegli operatori postali privati che hanno già sostenuto alti investimenti di capitale per il conseguimento della licenza speciale e per la formazione del personale dipendente che, a distanza di due anni, non può ancora notificare atti giudiziari.

A giugno del 2019 il Ministero di Grazia e Giustizia ha pubblicato sul suo sito ulteriori dei chiarimenti inerenti le linee guida, ma persiste nel non voler fornire indicazioni circa le date degli esami ed il coinvolgimento degli ufficiali giudiziari nelle sessioni di formazione.
La situazione stagna quindi in una condizione assolutamente caotica, non soltanto per gli operatori postali privati, ma anche per le stazioni appaltanti che si trovano nella difficile, quanto anti-concorrenziale, situazione di effettuare affidamenti diretti, non potendo coinvolgere tutti i soggetti abilitati ad erogare il servizio.
Il perdurare dello stato di monopolio apre, di conseguenza, anche profili problematici a livello di regolazione antitrust e non è detto che anche la stessa Autorità AGCM, si possa attivare per sbloccare la situazione.

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