L’Europa di David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo

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“Io sono figlio di un uomo che a vent’anni ha combattuto contro altri europei. E sono figlio di una mamma. Anche lei, a vent’anni, ha lasciato la propria casa e ha trovato rifugio presso altre famiglie. […]se mettessimo in comune le nostre storie e ce le raccontassimo davanti a un bicchiere di birra, non diremmo mai che siamo figli e nipoti di un incidente della storia. Ma diremmo che la nostra storia è scritta sul dolore.”

“Care amiche, cari amici, nella vita, quando mi è capitato di incontrare qualche successo, non mi sono mai montato la testa. Non ho nessuna intenzione di cominciare a farlo da stamattina.”

Questo è il tweet fissato in alto nelle pagine fb e twitter, da questa mattina, dal neo presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. Un incipit, questo, che ci porta ad una scoperta lenta, ma chiara di una personalità dall’ironia sottile e pungente, credente nell’unione europea e nelle sue potenzialità, affascinato, allo stesso tempo, dai valori cristiani e dal “bello” in ogni sua forma.

Classe ’56, dal 1992 è giornalista professionista e storico volto del Tg1, ha condotto infatti per anni l’edizione delle 20, prima di diventare vicedirettore del telegiornale diretto da Gianni Riotta, suo grande amico.
Nel 2009, la carriera giornalistica lascia il posto alla politica “[…] nella vita di ciascuno esistono dei tempi. C’è un tempo per la professione, per il mestiere e, forse, poi, arriva anche un altro tempo. Quello di occuparsi della propria comunità, del proprio Paese”, aderisce infatti al neonato Partito democratico di Walter Veltroni, il suo passato da boy scout e la vicinanza alla cultura di Don Milani, hanno fatto sì che approvasse il progetto veltroniano di unire la sinistra all’anima più popolare della Dc (la Margherita). La politica sembra essere il giusto approdo per un volto come il suo, autorevole ma non polemico. All’esordio della sua nuova carriera e nell’appena nato Partito Democratico, viene candidato, su proposta di Veltroni, come capolista nella circoscrizione dell’Italia centrale; con 412 502 preferenze è il primo eletto di tale circoscrizione. Diventa pertanto, capogruppo del Partito Democratico all’Europarlamento. La sua prima ed unica sconfitta politica arriva alle primarie dei dem per la candidatura del nuovo sindaco di Roma, dove verrà scelto Ignazio Marino al suo posto. Con il senno di poi e l’epilogo disastroso del chirurgo-sindaco, il neo presidente del Parlamento Europeo potrà definirsi davvero fortunato.

Sassoli attualmente è alla sua terza legislatura in Europa: dopo il 2009, viene riconfermato nel 2014 e a maggio 2019. Lascia il 3 luglio di quest’anno la vicepresidenza del Parlamento Europeo per rivestire il ruolo di Presidente. Viene eletto alla seconda votazione con 345 voti, a fronte della maggioranza necessaria prevista di 334 voti e con il sostegno del PSE, dei Popolari, di Renew Europe e del Pd italiano. A tratti associabile al “Principe” di Machiavelli, storico e filosofo della città da cui ha avuto i natali, nella carriera politica di David Maria Sassoli possiamo trovare le due forze antagoniste e che concorrono insieme nel campo dell’azione politica secondo Macchiavelli: la Virtù e la Fortuna, ed il sornione Sassoli ha avuto la capacità dinamica ed operativa di sostenere il contrasto della “Fortuna”, ovvero l’influenza dei condizionamenti oggettivi e storici che non si possono cambiare. Sui profili social appare un uomo rassicurante, elegante e di gradevole presenza, la sua critica spigliata e costruttiva nei confronti del governo gialloverde si mescola ad un piacevole “planare” sulle cose belle della vita, tra arte, cinema, cultura e cristianità.
Si racconta come appassionato di musica classica, del pianoforte e del presepe napoletano.
Dalle sue prime parole da Presidente, emerge la figura di un uomo che si insedia con immensa umiltà, ma con un progetto politico esplicito.
Il suo discorso da innamorato e fervente credente dell’Unione Europea, fa riferimento ad un modo di agire non indifferente e profetizzabile anche come nuovo: quello di coniugare saggezza ed audacia, infatti dice: “Non siamo un incidente della storia. Ma i figli dei nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l’antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia. Se siamo europei è anche perché siamo tutti innamorati dei nostri paesi. Ma il nazionalismo che diventa ideologia e idolatria produce virus che possono produrre conflitti distruttivi”.
Vuole riportare al centro dell’Europa i valori dei padri fondatori, ma con uno sguardo al presente e alla rivoluzione digitale, conseguenza di un progresso tecnologico che corre in fretta e che va posto a regolamentazione, in quanto questo continuo divenire sta modificando i nostri stili di vita.
Il cambiamento climatico e la voglia di ascoltare i giovani che ci ricordano che non esiste un altro pianeta, è una delle promesse del neo presidente il quale afferma quindi che è necessario “coniugare crescita, protezione sociale e rispetto dell’ambiente” e “rilanciare gli investimenti sostenibili”.
Lo scroscio di applausi per Sassoli avviene nel momento in cui afferma che c’è troppo scaricabarile tra governi sul tema dell’immigrazione:“ogni volta che accade qualcosa siamo impreparati e si ricomincia daccapo”. Questo è il motivo per cui il Parlamento dovrà discutere la riforma del regolamento di Dublino, per evitare di continuare ad alimentare la sfiducia nelle nostre comunità.

Come ha detto lo stesso presidente, “questo sarà un banco di prova per superare e sconfiggere tante pigrizie e troppi egoismi”, magari facendo dimenticare ai cittadini, una volta per tutte, le consuete domande poste dinanzi a qualsiasi emergenza: “Dov’è l’Europa? Cosa fa l’Europa?”

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